II Dom di Pasqua anno B
Ricevete lo Spirito Santo
8 aprile 2018

Come ha raccontato all’inizio del cap. 20, Giovanni indica il “giorno uno” dopo il sabato, usando l’aggettivo numerale cardinale, come in Genesi 1,3, quando Dio separa la luce dalla tenebra, ed è il “giorno uno”. Cosa vuol dire questa indicazione? I Padri dicevano che la luce della creazione è quella che poi a Pasqua rifulge sul mondo intero: la luce della Risurrezione vince il buio della morte e del peccato.
Dopo la scena al sepolcro e quella nel giardino con Maria Maddalena, che riceve il mandato di annunciare ai fratelli che il Risorto ascende al Padre, i discepoli hanno paura dei Giudei e ancora una volta “sono chiusi” in tutti i sensi: per loro è ancora il buio dell’incomprensione. Solo il discepolo amato, Giovanni, il più giovane, ha iniziato a credere. Ed ecco che il Risorto, mentre le porte erano state chiuse, entra e si ferma nel mezzo: è il centro della vita della comunità. Egli augura la shalom, la pace, quella messianica, che libera dalla paura (il contrario della fede) e offre vita piena. Poi mostra loro le piaghe delle mani e del costato: il Crocifisso è il Risorto, ed è proprio lo stesso, dunque, ha attraversato la morte e l’ha vinta. Il Risorto non è “un cadavere rianimato”: attraversa i muri, è vivo e il suo corpo è nuovo, pur portando i segni di quanto abbia sofferto per amore e abbia donato la sua vita. Appare ai discepoli, che hanno paura di essere perseguitati, proprio lui che è stato non solo rigettato, ma crocifisso: la morte non ha potuto trattenerlo, perché egli è la Via, la Verità e la Vita. I discepoli a questa vista gioiscono, proprio come aveva loro profetizzato durante l’ultima cena: «Ora siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà rapirvi la vostra gioia» (Gv 16,22). 
Gesù aveva anche promesso di non lasciarli orfani: «Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi» e ora ripete: «Pace a voi!». 
Poi annuncia: «Come il Padre ha inviato me, anche io invio voi». Il “potere” di ritenere o di rimettere i peccati è affidato a tutta la comunità, perché ogni membro sia annunciatore della misericordia di Dio, che vuole la salvezza e non la condanna. È una missione fondamentale, per questo il Risorto li immerge nello Spirito Santo, perché siano ricreati e vivano nel reciproco perdono, prima di poterlo portare e trasmettere agli altri con la vita e la parola. Questa missione è affidata a tutti: discepoli e discepole, perché il testo non si riferisce al sacramento della riconciliazione, piuttosto a vivere e a diffondere la misericordia di Dio. “Ritenere e rimettere i peccati” è un’espressione semitica per rafforzare la centralità del messaggio: la Chiesa è chiamata a vivere nel perdono di Dio e a evangelizzarlo verso tutti gli uomini, perché Dio è Misericordia. 
Tommaso non è con loro quella sera, così otto giorni dopo il Risorto viene di nuovo e si rivolge proprio a Tommaso, uomo coraggioso (vedi Gv 11), ma che non ha dato credito alla testimonianza dei suoi fratelli. È questa la fede pasquale matura: credere sulla parola affidata a testimoni prescelti, perché la fede ci attraversa di persona in persona, così come era successo nella vocazione all’inizio del vangelo (1,35-51).

DIRETTA TV2000 30 MARZO 2018
DIRETTA TV2000 DAL DIARIO DI PAPA FRANCESCO
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PRESENTAZIONE DEL LIBRO
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