VIDEO COMMENTI AI VANGELI DELLA DOMENICA / 588 Visualizzazioni

III Dom di Pasqua anno B  Il Risorto sulla via di Emmaus

Prima lettura: dal Libro degli Atti,  cap. 3 vv. 13-15 e 17-19
Pentitevi e cambiate vita
Con il Salmo 4 diciamo:
Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto
Seconda lettura: dalla Prima Lettera di San Giovanni apostolo, cap. 2 vv. 1-5
Gesù è il nostro avvocato presso il Padre

Dal Vangelo secondo Luca, 
cap. 24 vv. 35-48
Toccatemi e guardate!

Il meraviglioso racconto dei discepoli di Emmaus è una chiave di lettura di tutto il vangelo lucano. Da una parte l’episodio chiude tutto il cammino che l’evangelista racconta, ma apre pure alla seconda parte dell’opera lucana: gli Atti degli Apostoli. Gesù cammina insieme a Cleopa e all’altro discepolo e offre a loro e a noi il criterio di lettura delle Sante Scritture. Negli Atti, infatti, sia Stefano e poi Pietro e Paolo offrono dei discorsi che richiamano il metodo che il Risorto ha spiegato ai discepoli di Emmaus.
Il cap. 24 ha già narrato all’inizio la scena al sepolcro, quando le donne giunte per cospargere il corpo di Gesù, trovano che la pietra sepolcrale è stata rotolata via e dentro non c’è il corpo. Due uomini in bianche vesti, degli angeli, chiedono loro: «Perché cercate il Vivente tra i morti?». Poi le invita a ricordare le parole che Gesù aveva detto loro e ai discepoli. I discepoli, quando le vedono rientrare, pensano che stiano vaneggiando. Pietro corre al sepolcro e lo trova vuoto. È su questa scena che s’innesta allora il racconto di Emmaus.
Due viandanti, evidentemente discepoli del Cristo, scendono da Gerusalemme a Emmaus  : sono delusi, tristi e scuri in volto, perché sul Golgota sembra che tutta la storia del grande Maestro sia terminata.
Il Risorto si avvicina e non viene riconosciuto, a motivo del corpo glorioso, e inizia a camminare con loro. Non fa nessuna affermazione, piuttosto interroga, li fa parlare e così possono svuotare il cuore dalle tante delusioni e anche dalle false aspettative. I due discepoli si meravigliano che questo straniero non sappia nulla degli avvenimenti successi a Gerusalemme. Solo dopo inizia a spiegare le Scritture, a partire dalla Torah di Mosè e le profezie antiche, allo scopo di chiarire che «era necessario» che Gesù attraversasse la morte, che non è vissuta da lui come un fallimento, ma come un passaggio per vincerla e aprire la via al Padre. I pensieri e le vie di Dio non sono quelle degli uomini: sembra proprio che il Risorto incarni questo detto del profeta Isaia. Arrivano alla loro casa e Gesù, non ancora riconosciuto, fa finta di dover proseguire, aspettando che il cuore dei discepoli, ormai libero da ogni preconcetto umano, possa aprirsi: «Resta con noi, perché si fa sera». Ed è così che si pongono a tavola e al momento del gesto di “spezzare il pane” i loro occhi sono aperti e finalmente lo riconoscono. La Parola e i gesti eucaristici (la nostra Messa) hanno offerto loro l’esperienza della pasqua. E proprio nel momento del riconoscimento Gesù «divenne invisibile», dice l’evangelista Luca: è presente ma non è visibile con gli occhi del corpo, ma solo nella fede.

Questa è l’esperienza che anche noi, ogni domenica, pasqua della settimana, abbiamo in dono.

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