VIDEO COMMENTI AI VANGELI DELLA DOMENICA / 584 Visualizzazioni

SS. Corpo e Sangue del Signore anno B
Cristo è cibo e bevanda d’immortalità
3 giugno 2018

Prima lettura: dal Libro dell’Esodo, cap. 24 vv. 3-8
Mosè conclude l’alleanza e asperge di sangue il popolo
Con il Salmo 115 diciamo:
Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore
Seconda lettura: dalla Lettera agli Ebrei, cap. 9 vv. 11-15
Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza
Dal Vangelo secondo Marco, cap. 14 vv. 12-16 e 22-26
Gesù vuole mangiare la pasqua con i suoi discepoli

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Messale di Paolo VI) è stata istituita soltanto nel XIII secolo con l’intenzione di poter contemplare e meditare sul mistero eucaristico, di cui abbiamo fatto memoria nella Messa in coena Domini del giovedì santo, quando Gesù lava i piedi ai discepoli, dona il comandamento nuovo dell’amore e anticipa il suo mistero pasquale propria nell’Eucaristia. Il Quarto Vangelo non parla esplicitamente dell’istituzione, perché ormai era già vissuta da decenni, però vuole darne il senso profondo proprio con il gesto con cui Gesù capovolge la logica umana: tra noi fratelli siamo tutti al servizio gli uni degli altri, nel rispetto delle proprie vocazioni. Regnare è servire, secondo Giovanni.
Nell’evangelista Marco, invece, che ci offre la più antica narrazione della passione di Gesù, l’istituzione è all’interno dei capitoli fondamentali del Vangelo, cioè la narrazione di quel venerdì 7 aprile dell’anno 30. Prima di compiere il gesto supremo del dono della sua vita, Gesù ha voluto celebrare la pasqua con i suoi discepoli a Gerusalemme, nel giorno degli azzimi. Invia due discepoli in città a preparare, dando loro una indicazione che spesso non si nota, perché a noi sembra normale, ma non lo è: devono trovare un uomo con una brocca d’acqua (in verità sono le donne che vanno ad attingere, dunque Marco segnala un capovolgimento). Quest’uomo li condurrà alla stanza alta, cioè al piano superiore, pronta per ospitarli. Bisogna preparare quanto occorre per celebrare la pasqua ebraica, che ricorda la liberazione dall’Egitto.
Gesù, però, durante questa cena compie il gesto di spezzare il pane e di pronunciare delle parole sia sul pane che sul vino, inerenti a ciò che sta per accadere. Ancora oggi celebriamo con gli stessi gesti e ripetiamo le stesse parole. È significativo innanzitutto il gesto di spezzare il pane, che indica condivisione: è la klasis, cioè la “frazione del pane”, con cui spesso s’indica l’Eucaristia (cf. Lc 24,35; At 2,42; 20,7). Su questo gesto Gesù afferma: «Prendete, questo è il mio corpo», per dire che mangiandolo i discepoli partecipano al dono della vita che Gesù sta per fare. È così che anticipa il senso della sua passione e morte: la sua vita è data in dono agli uomini ed è obbedienza alla volontà del Padre.
Così pure avviene con il calice del vino: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, che è sparso per le moltitudini». Non c’è più il sangue dei capri o degli agnelli a suggellare l’alleanza. Qui è nel sangue di Gesù che Dio dona la nuova ed eterna alleanza a tutti gli uomini. In questo modo Cristo offre ai discepoli la chiave di lettura della croce: è la rivelazione del suo amore per noi e l’ingresso nel Regno che nel giorno della Pasqua inizia l’oggi eterno di Dio.

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