Dal Quotidiano "LA STAMPA" intervista a Don Silvio Barbaglia: “Ci fu un vangelo in lingua ebraica antecedente ai testi arrivati a noi”

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Una nuova ipotesi su Gesù e sui Vangeli che propone una datazione diversa da quella canonica e l’esistenza di un testo in ebraico. E’ costruita da don Silvio Barbaglia nel primo tomo del suo lavoro monumentale in due volumi che nasce da uno studio avviato una ventina di anni fa e ancora non terminato.

Il libro «Dal Gesù reale al Gesù testualizzato» viene presentato  il giorno 4 novembre 2025   al castello di Novara dall’autore insieme con padre Enzo Bianchi e il giornalista Massimo Donaddio in un incontro organizzato dal Circolo dei lettori e dall’associazione Nuova Regaldi. Don Barbaglia, docente di teologia e parroco di San Maiolo a Veveri, ha avviato questa indagine molto tempo fa, quando esplose il fenomeno propiziato da «Il Codice Da Vinci» dello scrittore americano Dan Brown sulle origini del Cristianesimo e della persona Cristo in particolare, tracciando una distanza tra la figura del Messia e la nascita della Chiesa

 La fama del romanzo è andata scemando ma non è rimasta senza conseguenze e l’interesse popolare, anche tra i laici continua. Barbaglia è partito da lì, dalla ricostruzione della storia di Gesù, e lo ha fatto ribaltando le lettura tradizionale dei tempi dei Vangeli. Secondo il canone classico, il testo di Marco sarebbe il primo e risalirebbe al 60-70 dopo Cristo, quindi verrebbero Matteo e Luca nei due decenni successivi e attorno al 100 d.C. Giovanni, tutti frutto di una tradizione perlopiù orale.

La tesi esplorata nel volume,  dedicato alle prime comunità di Gerusalemme è diversa: «Ritengo sia esistito un vangelo in lingua ebraica scritto attorno al 40, un documento fondativo attorno a cui si costruisce l’auralità, che significa l’ascolto pubblico di una Scrittura - dice don Silvio -. Un testo poi accantonato come apocrifo ma esistente che consente di anti-datare, cioè anticipare l’epoca degli altri Vangeli e di invertirne la successione con Luca negli anni 40, seguito da Matteo e Marco».

La ricerca riportata in questo primo volume si basa sull’analisi delle prime comunità gesuane di Gerusalemme e rileva alcuni aspetti che si collegano a una indagine storica: «È inverosimile che la storia di Cristo si sia tramandata solo oralmente e i suoi seguaci non abbiano elaborato un testo scritto, anche perché i ritrovamenti hanno testimoniato l’esistenza di una solida tradizione documentale nel mondo ebraico - continua Barbaglia -. Inoltre i Padri riferiscono di questo Vangelo in lingua ebraica che poi a un certo punto non viene più utilizzato mentre si diffondono gli altri testi, scritti ciascuno con uno scopo preciso».

Il volume  presentato da Don Silvio è il primo tomo di un’opera molto ampia che continuerà con una seconda parte in pubblicazione nel 2026: «Ne seguiranno poi altre tre con cui si andrà dal Gesù testualizzato al Gesù reale - continua don Barbaglia -. Spero di portarli a termine nei prossimi cinque-sei anni».