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LECTIO SULLE BEATITUDINI

Savino: “Noi vescovi preoccupati dalle riforme, non possiamo tacere”

Intervista al vicepresidente  della Cei: “Ci sono state risposte offensive. Non vogliamo alimentare polemiche la democrazia si basa sul dialogo. E l’otto per mille non c’entra”

 

«Noi vescovi preoccupati dalle riforme non possiamo tacere». Così monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Jonio e vicepresidente Cei. In un’intervista rilasciata a Repubblica, il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana commenta gli ultimi giorni di “dibattito” avuto con il Governo. «Non parlerei di settimana complicata» risponde, specificando che «La premier, con una dichiarazione del tutto legittima, ha detto che non sapeva perché il nostro presidente era preoccupato per il premierato, e il cardinale Zuppi ha risposto adeguatamente». Per Savino «il governo si assume le proprie responsabilità, noi come pastori abbiamo un compito educativo e, coerentemente con questo compito, esprimiamo le nostre preoccupazioni. Ma il dialogo e il confronto costituiscono il cuore della democrazia».

«A noi vescovi piace discutere e confrontarci»

Sui rapporti tra governo e chiesa monsignor Savino “difende” gli interventi dei vescovi, sottolineando che «una cosa sono i rapporti tra Stato e Chiesa regolati dai Patti lateranensi, altra cosa siamo noi vescovi. Come la premier non deve preoccuparsi della nostra preoccupazione, noi diciamo alla premier, che è premier di tutti, che a noi piace riflettere, discutere, confrontarci». Per il vicepresidente Cei «la politica deve mettersi in postura di ascolto nei confronti dei cittadini, e noi vescovi, cittadini prima di essere chiamati al sacerdozio e all’episcopato, sentiamo la responsabilità di curare il nostro popolo, che spesso, dialogando con noi, esprime perplessità circa questa legge sul premierato».

Il nostro è un discorso educativo, di guida del nostro popolo e, per citare il profeta Isaia, “per amore di Sion non possiamo tacere”».

Da Savino e dai vescovi italiani tante critiche nei confronti del premierato e, soprattutto, sull’autonomia differenziata, motivo di “scontro” con il ministro Salvini che ha accusato i vescovi di non aver neanche letto la riforma. Dichiarazioni che Savino definisce «gratuite e anche offensive». «Noi vescovi calabresi non solo abbiamo letto e riletto la legge, ma l’abbiamo anche studiata facendoci accompagnare da professori universitari e costituzionalisti». Una legge che, per com’è scritta, secondo i vescovi italiani genererà «impoverimento e disuguaglianze» senza garantire «una giustizia sostanziale» e facendo venire meno «il principio costituzionale dell’unità d’Italia». Altri aspetti non convincono Savino, come il criterio di definizione dei Lep, il rapporto tra Lep e Leg e il fondo di perequazione. «L’Italia rischia di diventare come Arlecchino, si può creare il far west. Ma non facciamo assolutamente un discorso di appartenenza politica: abbiamo studiato questa riforma a partire dalla riforma del titolo V della Costituzione introdotta dal centro-sinistra. Il nostro è un discorso educativo, di guida del nostro popolo e, per citare il profeta Isaia, “per amore di Sion non possiamo tacere”».

Sull’Europa: «Mi auguro che l ’Europa torni ad essere coerente con lo spirito di Ventotene»

Dal vescovo di Cassano un commento sulla “diceria” che vede i vescovi infastiditi dall’inserimento del contrasto alla tossicodipendenza nell’otto per mille. Savino, però, smentisce: «Non siamo stizziti. L’inserimento, nella voce Stato dell’otto per mille, del recupero delle dipendenze è una scelta fatta da questo governo, che si assume le sue responsabilità, come altri governi inserirono altre voci». Per le prossime elezioni europee, l’invito da parte del vescovo al voto, nonostante «la gente non vota perché ha poca fiducia nelle elezioni come strumento di cambiamento. Ma è importante votare, e votare secondo conoscenza di ciò che le diverse parti politiche propongono». Infine, un pensiero sull’Europa: «Mi auguro che l ’Europa torni ad essere coerente con lo spirito di Ventotene, che prevalgano i principi della solidarietà, della condivisione e della fraternità. Un’Europa dove non prevalgano le logiche identitarie che negano le aperture, un ’Europa inclusiva. Vorrei che da queste elezioni venisse fuori un’Europa a due polmoni: la sovranità europea e la sovranità nazionale non in contrapposizione ma in un rapporto di reciprocità e corresponsabilità».

 

Lettera di Avvento e di Natale 2023 – Mons. Francesco Savino

Lettera di S. E. R. Mons. Francesco Savino alle donne - Giornata internazionale della donna - 8 marzo 2023

 

 

Lettera di S. E. R. Mons. Francesco Savino alle donne

8 marzo 2023  Dare più spazio alle donne, anche nella Chiesa


 

Carissime,

       la Giornata internazionale della donna, memoria della lotta epocale che vi ha rese pienamente partecipi della vita civile in molti Paesi del mondo, è occasione per tutti di verifica e di gioia. Di gioia, perché la giustizia rende ogni convivenza più ricca; di verifica, perché la strada da fare è ancora molta. E voi lo sapete bene. Come vescovo, dunque, non posso non mettermi al vostro fianco: ogni giorno, naturalmente, ma specialmente in questo, per il suo valore così simbolico. Desidero gioire con voi, ma allo stesso tempo contribuire alla riflessione, che deve essere di tutti, su ciò che nelle nostre comunità e in ogni cultura deve ancora avvenire perché fraternità, sororità e amicizia sociale distruggano i muri e le discriminazioni di genere. 

Il cuore del mandato affidato da Gesù agli apostoli – sapete – è proseguire la sua missione. Se potessero prendere la parola in mezzo a noi le donne che incontriamo nei vangeli, che cosa direbbero di Gesù alla nostra Chiesa e a ognuna di voi? Credenti o non credenti, provate a entrare per qualche istante in questo esercizio di immaginazione. Che la nostra fede sia grande o invisibile, infatti, abbiamo un’intelligenza della mente e del cuore che sa provare ancora la meraviglia. Ebbene, Gesù Cristo è una meraviglia che sospende l’ordine conosciuto del mondo: ogni donna che lo ha cercato o che lui ha trovato è testimone della sua differenza da ogni altro uomo. Con lui entra nel campo di azione quotidiano un’altra presenza, un nuovo sguardo. Sorge in rapporto a Gesù una più intensa coscienza di sé e della propria dignità. Si accende il desiderio – anzi, la chiamata – a contribuire, a esserci, a uscire dal nascondimento. Vacillano, così, le regole consacrate a tenere pensieri, vite e corpi altrui sotto controllo. Gesù è dignità e libertà: non dell’uno contro l’altro, ma di ciascuno all’interno di un popolo multiforme, il popolo nuovo di Dio.

Pur fra lentezze e contraddizioni tipiche di ogni storia umana, la storia della Chiesa ha visto molte volte le donne protagoniste di un’opera riformatrice e anticipatrice. Ogni secolo ha le sue sante, spesso riconosciute dopo essere state inascoltate e contestate: la corsa del vangelo deve loro moltissimo. Da questa vicenda bimillenaria, così come dalle lotte e dalle trasformazioni sociali che hanno avuto le donne come protagoniste negli ultimi due secoli, credo come vostro vescovo di potere osservare qualcosa che è sotto gli occhi di chi ogni giorno gode della vostra presenza. Papa Francesco lo esprimerebbe così: più che di occupare spazi, voi siete preoccupate di avviare processi. Se più spazio vi è dovuto – ovunque e quindi anche nella Chiesa – è perché libera tutti dalla sterilità del potere la tenacia con cui non vi fermate davanti agli ostacoli, intuite un altro punto di vista, riaprite situazioni chiuse, cucite gli strappi, intravvedete soluzioni diverse. Dominare, occupare, vincere, far valere, dimostrare sono, al contrario, modi d’essere che disintegrano la fraternità e l’amicizia sociale. Svuotano dall’interno l’amore di coppia, la vita familiare, i rapporti di vicinato, la vita politica, la qualità degli ambienti di lavoro, la comunità ecclesiale. La Chiesa ha bisogno di voi, dunque, per essere un’oasi in cui partecipare dal vivo al Nuovo che Gesù ha portato e che può liberare dal male ogni ambito di vita.

Nel sostenere quindi il vostro impegno e le vostre lotte, voglio anzitutto chiedere perdono per tutte le volte in cui all’interno della nostra diocesi il clericalismo e una cultura patriarcale hanno prevalso e per quando, ancora oggi, noi uomini di Chiesa non ascoltiamo davvero quello che voi ci dite e ci mostrate. Mi permetto anche di chiedervi in questo 8 marzo due doni: una presenza forte e schietta nel cammino sinodale che la Chiesa tutta sta vivendo, perché nessuna decisione ecclesiale sia presa senza avere in sé anche il vostro sentire; un’attenzione senza precedenti ai drammi delle donne che vivono ancora fra noi povertà, violenza e discriminazione, in particolare alle giovani e alle madri che attraverso il Mediterraneo cercano di raggiungere una terra sicura, lasciandosi alle spalle l’orrore. Chiedete e chiediamo per questo l’intercessione di Maria, benedetta fra tutte le donne e madre della Chiesa. 

Rimango a vostra disposizione, raggiungibile, sempre.

Cassano all’Jonio, 08 Marzo 2023

    ✠   Francesco Savino

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