Nella Diocesi di Termoli Larino, su iniziativa del Vescovo Mons. Mons. Claudio Palumbo, dal 3 al 7 novembre 2025, si è svolto un corso di Esercizi Spirituali per i presbiteri e i laici che operano nel territorio della diocesi. A proporre le meditazioni ai partecipanti è stato Padre Ernesto della Corte, biblista e presbitero della Diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, docente ordinario di Sacra Scrittura alla Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale.
Gli esercizi predicati da padre Ernesto Della Corte hanno approfondito, lungo il cammino di attraversamento del vangelo di Marco, il tema della fede e della preghiera, colta come relazione profonda con Gesù, a partire dall'ascolto della sua Parola contenuta nelle Scritture:"pagine da abitare" perchè ognuno sia messo nella condizione di "essere toccato"da Gesù. Padre Ernesto invita a vivere il corso degli esercizi Spirituali come un’esperienza profonda, un momento di sosta e silenzio, in cui mettersi davanti alla Scrittura e porsi degli interrogativi per capire se la nostra fede è autentica: “Ogni anima segue la sorte di ciò che ama” - afferma - p.Ernesto citando il grande Agostino. Gli esercizi diventano così un momento essenziale per ridestare i cuori assonnati, chiusi e sordi a forza di sentire solo i rumori del mondo.
Nella sua introduzione agli Esercizi Spirituali, Padre Ernesto parla della certezza della fede, richiamandosi al testo di Giobbe 19: “Il mio Goèl è il mio redentore”. Questa frase esprime la profonda certezza di Giobbe, di un uomo che si fida di Dio, un Dio che è in profonda “relazione” con ognuno di noi. Padre Ernesto afferma che “siamo nelle mani di Dio” e che, per riconoscerlo, occorre “riattivare il cuore”, un’espressione ripresa dal grande Bernardino da Siena.
Gli Esercizi spirituali sono un tempo di sosta, un invito a “fermarsi”, il primo atto di conversione -afferma ancora p.Ernesto - è appunto “fermarsi"; riprendere in mano e riscoprire i valori autentici della nostra vita. P. Ernesto cita Seneca, che scrivendo a Lucilio raccomanda di “fare ogni tanto un passo verso se stessi”: un gesto semplice che significa ritirarsi nel silenzio, tacere, ascoltare e purificarsi.
La prima cosa da fare, dunque, negli esercizi è ritornare a se stessi, abitare il proprio cuore, guardarsi dentro e ascoltarsi. Nulla, infatti, è più difficile per l’uomo moderno, sempre affaccendato e distratto. Questo ritorno interiore è già un cammino di crescita nello Spirito, un progredire nello Spirito. È il coraggio di ricominciare sempre, di riprendere il viaggio di andata e ritorno ogni volta con una rinnovata fiducia. È la capacità di ascoltare e di lasciarsi spogliare davanti a Dio, come diceva San Francesco, presentandosi nudi davanti al suo sguardo d’amore. È l’invito di Gesù: “Venite e vedrete” “ἔρχεσθε καὶ ἴδετε”( Gv 1,39 ). Gli Esercizi spirituali sono, allora, un’esperienza d’amore: un incontro con Dio che ci chiama a fermarci, a spegnere le luci esteriori che ci abbagliano, a stare semplicemente davanti alla Parola. Solo in questo silenzio accogliente potremo essere toccati dalla Grazia, rinnovati nel cuore, e ritrovare la pace profonda di chi sa di essere custodito nelle mani di Dio e diventare, come afferma San Paolo, “ il profumo di Cristo” “εὐωδία Χριστοῦ”( 2Cor 2,15)