- Ernesto Della Corte
- Michele Illiceto
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La morte di Papa Francesco, al di là dell’onda emotiva che ha provocato, potrebbe essere l’occasione per riprendere i suoi scritti, leggerli e meditarli, e apportare i cambiamenti da lui auspicati non solo nella vita della chiesa, ma anche nella vita civile e sociale, per realizzare quella “Chiesa in uscita”, una Chiesa “Ospedale da campo”, a lui tanto cara, attenta alle periferie esistenziali e capace di farsi carico degli ultimi e dei dimenticati, per contrastare quella “cultura dello scarto” che purtroppo oggi è dominante.
Potrebbe essere questa l’occasione per leggere, le sue encicliche, le sue Lettere ed Esortazioni apostoliche. Chi lo farà vedrà quanto scomodo e per nulla facile da seguire è stato il suo magistero, pieno di provocazioni, con un linguaggio fresco, incisivo, comprensibile a tutti, libero da compromessi e convenzionalismi sterili, fuori da ogni schema o stereotipo bigotto, fuori da ogni forma di “ecclesialese”, comprensibile solo agli addetti ai lavori, ma ispirato sempre alla logica del vangelo, mai ingessato in uno stile tipicamente curiale.
Il prof.Michele Illiceto in questo articolo spiega che il nesso tra speranza e perdono sta nel fatto che come senza speranza non c’è futuro, allo stesso modo anche senza perdono non vi è futuro. Perdono e speranza sono accomunati dal fatto che ambedue ci ridanno un futuro che sembrava essere compromesso da un nostro errore.
La “Preghiera del tempo”scritta dal professore di filosofia Michele Illiceto invita a riconoscere la presenza divina in ogni istante, non solo nei momenti straordinari. È una teologia quotidiana, in cui il sacro si manifesta nella routine, e il tempo stesso diventa preghiera. In un’epoca in cui il tempo sembra frammentato e accelerato, questo testo restituisce l’idea di un ritmo armonico, in cui ogni ora ha un senso e una direzione.
“Ci chiami”, dice l'autore , come se ogni mattino fosse una nuova creazione. Poi il mattino ci lascia andare, liberi di percorrere la strada, di inventare, perfino di sbagliare. È un Dio che non trattiene, ma affida.
La “Preghiera del tempo” ci insegna che ogni ora è sacra, che l’ordinario è attraversato dal mistero. È un invito a fermarsi e a riconoscere il divino nel ritmo quotidiano: non cercarlo solo nei grandi eventi, ma nelle ore che scorrono silenziose, perché in ognuna di esse risuona una chiamata.
In allegato il testo
LE PAROLE DEL GIUBILEO/ QUALE SPERANZA NELLA SOCIETA’ DELL’ANGOSCIA? Riflessioni a margine dell’ultimo libro del filosofo sudcoreano Byung Chul Han di Michele Illiceto
La “Preghiera del tempo”scritta dal professore di filosofia Michele Illiceto invita a riconoscere la presenza divina in ogni istante, non solo nei momenti straordinari. È una teologia quotidiana, in cui il sacro si manifesta nella routine, e il tempo stesso diventa preghiera. In un’epoca in cui il tempo sembra frammentato e accelerato, questo testo restituisce l’idea di un ritmo armonico, in cui ogni ora ha un senso e una direzione.
“Ci chiami”, dice l'autore , come se ogni mattino fosse una nuova creazione. Poi il mattino ci lascia andare, liberi di percorrere la strada, di inventare, perfino di sbagliare. È un Dio che non trattiene, ma affida.
La “Preghiera del tempo” ci insegna che ogni ora è sacra, che l’ordinario è attraversato dal mistero. È un invito a fermarsi e a riconoscere il divino nel ritmo quotidiano: non cercarlo solo nei grandi eventi, ma nelle ore che scorrono silenziose, perché in ognuna di esse risuona una chiamata.
In allegato il testo