Padre Ernesto Della Corte, biblista

P. Ernesto Della Corte

PROFILO BIOGRAFICO E ACCADEMICO

Ernesto Della Corte cresce tra studi classici e la passione per la Fisica, coltivando un pensiero razionale, rigoroso, tanto da abbracciare, per scelta convinta, l’ateismo e l’impegno politico. La sua vita sembra incanalata in un’unica direzione: la scienza, la ricerca, l’impegno sociale.

A meno di diciotto anni perde il padre Antonio in incidente stradale: aveva solo 46 anni. Poi, all’improvviso, a ventun anni, la trama si spezza. Una diagnosi terribile, un melanoma in metastasi, lo consegna all’incertezza più nera. Mentre i medici tentano il possibile, una fitta rete di preghiere si alza intorno a lui: sua madre Maria, parenti, comunità di credenti. La guarigione arriva, inattesa e sorprendente, tanto da essere definita “miracolosa” dagli stessi medici.

In quel tempo, sospeso tra vita e morte, Ernesto vive un’esperienza che cambierà tutto: avverte la chiamata alla Fede e poi, davvero inaspettata, il Signore lo chiama al sacerdozio. Per lui, giovane ateo e militante politico, è un capovolgimento. Eppure, quella voce interiore è limpida, inarrestabile.

Dopo un lungo discernimento, guidato da padri spirituali e accolto dal vescovo missionario mons. Gaetano Pollio, entra in seminario a Napoli. Mons. Pollio lo esorta a restare uomo aperto, inclusivo, fedele agli amici di sempre e persino ai non credenti con cui aveva condiviso tante battaglie. Il successore, mons. Guerino Grimaldi, ne intuisce l’intelligenza e la profondità spirituale. Diventa un vero padre e gli affida una missione precisa: andare a Roma, al Pontificio Istituto Biblico dei gesuiti, per studiare Sacra Scrittura ed esegesi biblica. Ma con una consegna fondamentale: restare ancorato a una fede viva, capace di unire studio e preghiera, silenzio e annuncio.

Ernesto accoglie l’invito. Studia, ricerca, prega. Ottiene la Licenza e prosegue fino al dottorato in Teologia Biblica, discutendo una tesi sull’immortalità nel Libro della Sapienza sotto la guida di Bruno Forte. Intanto, nel 1986, è ordinato presbitero della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, custodendo il proposito, mai abbandonato, di essere uomo di preghiera, di studio e di sapienza.

Nel 1989 inizia a insegnare esegesi biblica, greco propedeutico e greco biblico. Le sue aule sono la Pontificia Facoltà Teologica di Napoli, la sezione San Tommaso, poi anche il Seminario di Posillipo dei gesuiti. Ma il suo ministero non resta chiuso nelle stanze dell’accademia: P. Ernesto diventa predicatore, formatore, guida spirituale. Tiene esercizi spirituali, accompagna sacerdoti, religiosi e laici, collabora con Azione Cattolica, FUCI e UCID. Attualmente è ordinario di Sacra Scrittura presso l’ISSR San Matteo di Salerno, alla Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale. La sua voce raggiunge anche i media: commenta il Vangelo per la rivista “Voce di Padre Pio”, conduce “Conversazioni Bibliche” su Teleradio Padre Pio, partecipa al “Diario di Papa Francesco” su TV2000 ( attualmente  Chiesa Viva) e oggi offre il suo commento settimanale del Vangelo su emittenti regionali come Misericordia Televisione e TDS.

È autore di moltissimi testi. Tra gli ultimi possiamo citare “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”, un percorso biblico di meditazione pubblicato prima dalla Libreria Editrice Vaticana e poi dalla Editrice Domenicana Italiana, “Un Dio dal cuore umano” con l’editrice del Rinnovamento nello Spirito, “Cristo Sposo Crocifisso. Da Cana alla Croce nel Quarto Vangelo” con Artetetra di Capua, sei volumi di chiavi bibliche sui vangeli domenicali e festivi.

Attraverso questi testi, P. Ernesto coniuga la profondità accademica con la capacità di rendere la Bibbia viva e vicina, guidando in un percorso sapienziale di fede, meditazione e vita spirituale. La sua vita è testimonianza di un incontro reale con Dio, capace di trasformare il dubbio in fede, la sofferenza in servizio e lo studio in preghiera e predicazione della Parola.

 

CURRICULUM P. ERNESTO DELLA CORTE 

Ultimi scritti:

Andate e fate in modo che imparino da me. Commento ai Vangeli del Lezionario liturgico, Ciclo A - Matteo, EDI Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2021, pp. 480.

Ancora non avete fede? Commento ai Vangeli del Lezionario liturgico, Ciclo B - Marco, EDI Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2021, pp. 496. 

Gesù, ricordati di me nel tuo regno, Commento ai Vangeli del Lezionario liturgico, Ciclo C - Luca, EDI Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2021, pp. 480. 

Fare di Cristo il cuore del mondo, Commento ai Vangeli del Lezionario liturgico, Solennità e feste del Signore nel Tempo Ordinario, Santorale - Ferie di Avvento dal 17 al  24 dicembre, EDI Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2021, pp. 336.

Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Itinerario biblico di preghiera, AET, Analecta Ecclesiae Triventinae II, Libreria Editrice Vaticana, pp. 460.
Cristo Sposo Crocifisso. Da Cana alla Croce nel Quarto Vangelo, divinavidi 4, Artetetra edizioni, Capua dicembre 2019, pp. 159.
Come Maria di Nazaret, Chiesa viandante e missionaria. Discepolato e comunità, in Vivarium 26 (2018), pp. 123-169.
Le Beatitudini, vie per entrare nel regno in Vivarium3 (2017), pp. 243-293.
Il Signore si è legato a voi. Le persone consacrate luce del Regno, Editrice Rogate, Roma 2015, 

Ultimi libri pubblicati

Un Dio dal cuore umano, Editrice RnS, novembre 2024.

Seconda edizione del libro Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Itinerario biblico di preghiera, LEV, Libreria Editrice Vaticana 2021 e II edizione EDI Edizione Domenica Italiana, Napoli 2025, pp. 46

Dio parla al cuore. Le parabole di Gesù parla al cuore,  Editrice RnS, marzo 2026.                                                                                                           

 

 

      

                                                                        


 

 

Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Itinerario    biblico di preghiera

 

 

  Cristo Sposo Crocifisso. Da Cana alla Croce nel Quarto Vangelo

  Il Signore si è legato a voi. Le persone consacrate luce del Regno

 

 

 

 

 
   Vangelo  Della  Domenica
  
    
  Omelie Padre Ernesto Della Corte Santuario Sant'Antonio in Eboli 
 
 
 
   
 
Meditazioni sul Tempo di Avvento
  
    
Lectio Padre Ernesto Della Corte  - Santuario Sant'Antonio in Eboli
 
 
 
 
 
 
  
  

   Riflessioni con Padre Ernesto Della Corte

Divine Letture Artetetra
   
 
   
 
 
 
  
 
Lectio Quaresimali 
  
 
   
 Meditazioni sul Tempo Quaresimale a cura del Biblista Padre Ernesto Della Corte
 
 

NEWSFLASH DAL SITO

  • Lectio presso la Pieve di San Giovanni di Coccaglio, Venerdì 5 giugno 2026 “Abitare le Scritture. Accogliere e vivere la Parola di Dio". 

    Abitare le Scritture: una serata di fede, ascolto e condivisione

    Venerdì 5 giugno 2026, alle ore 20.15, presso la suggestiva Pieve di San Giovanni di Coccaglio, si è svolto l'incontro "Abitare le Scritture. Accogliere e vivere la Parola di Dio", guidato dal biblista padre Ernesto Della Corte.

    L'iniziativa, promossa dalla Parrocchia di Coccaglio in collaborazione con il coro "Raggi di Sole Carlo Acutis", ha rappresentato un'importante occasione di approfondimento spirituale e culturale, richiamando numerosi partecipanti desiderosi di lasciarsi interrogare e illuminare dalla Parola di Dio.

    Con la competenza, la passione e la semplicità che lo contraddistinguono, padre Ernesto ha accompagnato i presenti in una riflessione intensa sul significato di "abitare" le Scritture: non soltanto leggerle o conoscerle, ma accoglierle nel cuore e tradurle in uno stile di vita autentico, capace di orientare le scelte quotidiane e alimentare la speranza.

    La serata è stata vissuta come un autentico momento di grazia, ascolto e comunione. Le parole di padre Ernesto hanno saputo toccare il cuore dei partecipanti, offrendo spunti preziosi per continuare il proprio cammino di fede con rinnovata consapevolezza. Attraverso una lettura condivisa, filologica e appassionata dei testi sacri, padre Ernesto ha tracciato un itinerario che scuote le coscienze, invitando a passare da un "sentire" superficiale a un "ascolto" profondo. 

    L'incontro si è aperto con una preghiera allo Spirito Santo e a Maria. Definitasi in una parrocchia mariana, la riflessione ha subito messo in luce la figura di Maria come "grembo di Dio" (un tabernacolo vivente), colei che incarna la maternità divina e sa leggere le novità della storia con gli occhi della fede.

    Questo sguardo introduce l'uomo al cammino verso quella che l’evangelista Giovanni non chiama semplicemente "vita eterna", ma "vita definitiva":

    “Una vita pacificata, senza ansie e senza rincorse, capace di abitare il presente e di stupirsi delle bellezze del creato, come i grandi tigli in fiore che profumano le colline di questo paese.”

    Dio, ha spiegato il biblista, non ci ha lasciato una visione astratta o un'ideologia, ma una Parola incarnata (il Logos), concepita per entrare in dialogo quotidiano con ciascuno di noi. Padre Ernesto ha condiviso un frammento della propria biografia per scardinare l'idea di una fede meramente dottrinale. Ex attivista politico e studente di fisica felicemente fidanzato, si è scontrato in gioventù con quel Dio che rifiutava, scoprendo una verità fondamentale: la fede, esattamente come l’amore, è una relazione biunivoca

    ll primo testo affrontato attivamente con l'assemblea è stato il celebre brano della pesca miracolosa nel Vangelo di Luca. Attraverso l'analisi del testo greco, padre Ernesto ha svelato sfumature di straordinaria attualità: Duc in altum: l'invito al "Bathos" (Profondità) Quando Gesù dice a Simone "Prendi il largo" (in greco epanagage eis to bathos), sta usando un linguaggio polisemantico. Non gli sta solo chiedendo di spostare la barca, ma di andare nel profondo della propria esistenza e della Parola stessa. La Scrittura non è una favola o un semplice passaggio di informazioni, ma un invito a scavare oltre la superficie. 

    Dinanzi al miracolo della pesca, gli occhi dei discepoli "furono aperti" (un passivo teologico: è Dio che opera l'apertura, l'uomo da solo non è capace). La reazione di Pietro — "Allontanati da me, Signore, perché sono un peccatore" — non è un rifiuto, ma lo svelamento della propria fragilità dinanzi all'immensità di Dio. Come per San Francesco, che si definiva "un verme della terra" davanti all'Altissimo, riconoscersi piccoli e fragili è il primo passo per entrare in una relazione autentica.

    Usando una metafora di San Bernardo, padre Ernesto ha ricordato: “Noi siamo come ferro che, messo nel fuoco, diventa esso stesso fuoco pur rimanendo ferro.”

    L'espressione comune "pescatore di uomini" rischia di evocare l'immagine di una cattura che toglie la libertà o la vita (il pesce pescato, infatti, muore). Il testo greco originale usa invece il verbo ζωγρέω zõgréo(o ζωγρῶν zōgrốn), che significa letteralmente "prendere vivi, catturare per mantenere in vita".

    La missione del cristiano non è dunque quella di indottrinare o "catturare" per una fazione, bensì quella di risvegliare le persone alla vita, portando fuori il meglio che c'è in loro. Padre Ernesto ha insistito sul potere immenso della parola umana e divina. Una parola detta al momento giusto può guarire, rincuorare e risuscitare chi si sente spento; al contrario, una parola sbagliata può oprimere e spegnere.  credenti sono chiamati ad essere custodi di questa "parola potente", capaci di abitare la comunione (koinonia) — proprio come i soci della barca di Pietro — per essere nel mondo autentici risvegliatori di vita.

    Continuando il percorso intrapreso, padre Ernesto Della Corte ha guidato l'assemblea nella scomposizione di una delle pagine più intense ed evocative di tutto il Nuovo Testamento: il racconto intrecciato della guarigione dell'emorroissa e della risurrezione della figlia di Giairo.

    Si tratta di una struttura letteraria che i biblisti definiscono "a sandwich": l’evangelista Marco inizia a raccontare una storia, vi si inserisce una seconda vicenda nel mezzo, e infine si conclude la prima. Questa tecnica non è un semplice artificio stilistico, ma serve a far sì che i due eventi si illuminino e si spieghino a vicenda. Non a caso, al centro di entrambe le vicende ci sono due donne e un numero fortemente simbolico: il 12

    La prima figura è una donna senza nome, affetta da perdite di sangue da ben dodici anni. Padre Ernesto ha invitato l'assemblea a calarsi nella cruda realtà storica e sociale di duemila anni fa:

    «Per le leggi del Levitico, una donna che perdeva sangue era considerata costantemente impura. Chiunque la toccasse, o persino il banco su cui si sedeva, diventava a sua volta impuro. Questa donna non poteva abbracciare il marito, non poteva stare con i figli, era esclusa dalla sinagoga. Era, di fatto, una morta che cammina, una lebrosa sociale.»

    Eppure, questa donna compie un atto di audacia straordinaria. Superando la folla e infrangendo le prescrizioni religiose, si avvicina a Gesù da dietro con un solo scopo: toccare il suo mantello.La reazione di Gesù al tocco della donna genera un contrasto rivelatore tra la sua sensibilità e l'incomprensione dei discepoli. 

    I discepoli, stupiti, chiedono a Gesù come possa domandare "Chi mi ha toccato?" in mezzo a una folla che lo stringe da ogni parte. Essi non comprendono la differenza tra la massa che si accalca e il singolo che entra in relazione.

    Gesù sente che "una forza (dynamis) è uscita da lui". Il contatto non è magico, ma relazionale: lo sguardo di Gesù cerca la donna non per punirla, ma per portarla alla luce. Quando lei, tremante, si getta ai suoi piedi dicendo "tutta la verità", Gesù le risponde con parole straordinarie: «Figlia, la tua fede ti ha salvata». La chiama figlia: la relazione l'ha appena generata a una vita nuova. La sua iniziativa personale e la sua fede hanno attivato la salvezza.

    l profumo dell'eccedenza: Gesù, la peccatrice e Simone (Luca 7, 36-50)

    L'energia nella Pieve è palpabile mentre padre Ernesto si avvia verso l'ultimo quadro, definito "un capolavoro assoluto dell'arte lucana".

    Siamo a casa di Simone, un fariseo influente. Gesù è invitato a pranzo, un banchetto tipicamente maschile ed esclusivo. Improvvisamente entra lei, una donna della città, nota a tutti come peccatrice. Porta un vasetto di alabastro pieno di profumo.

    «Immaginate la scena,» dice padre Ernesto, mimando la posizione sdraiata sul triclinio. «Gesù ha i piedi rivolti all'indietro. La donna si ferma dietro di lui, piange, bagna i suoi piedi con le lacrime, li asciuga con i propri capelli, li bacia e li unge con il profumo. I capelli sciolti, per una donna dell'epoca, erano un segno di scandalosa intimità. Eppure Gesù non si ritrae. Si lascia fare. Perché sa che la corporeità, l'affettività e la relazione sono le migliori medicine per l'anima.»

    Simone, rigido nel suo formalismo, pensa tra sé: «Costui, se fosse davvero un profeta, saprebbe che genere di donna lo sta toccando: è una peccatrice!».

    Il ribaltamento degli sguardi

    Gesù risponde con la parabola dei due debitori condonati (uno da cinquecento denari, l'altro da cinquanta). Simone risponde correttamente che amerà di più colui al quale è stato condonato il debito maggiore«E qui Luca compie un miracolo geometrico,» spiega il biblista con enfasi. «Il testo dice: Poi, rivolto verso la donna, disse a Simone.... Avete capito? Gesù guarda fisicamente lei, ma parla a lui! Cambia lo spazio teologico. Dice a Simone di guardare quella donna che lui ha solo giudicato e catalogato

    Con un ritmo incalzante, Gesù elenca le mancanze di Simone messe a confronto con i gesti d'amore della donna. E infine le dice: «La tua fede ti ha già salvata; mettiti in cammino in pace».

    Conclusione: Il binario del ricominciare

    Il microfono di padre Ernesto sembra fare le bizze verso la fine, ma la sua voce calda riempie comunque la navata della Pieve. C'è un silenzio carico di emozione.

    «Cari amici,» conclude il biblista, stringendo le mani al petto, «davanti a Dio ciò che conta è rimettersi in cammino. Ricordate quando da bambini giocavamo con il trenino o con le macchinette sulla pista? Spesso, per via della velocità, andavano fuori strada, deragliavano. Noi cosa facevamo? Li prendevamo e, senza troppi drammi, li rimettevamo sulla carreggiata, sul binario giusto, per farli ripartire.

    L'incontro con il Signore è esattamente questo: non è un giudizio senza appello sul nostro deragliamento, ma è un gesto di grazia che ci rimette sui binari della vita e ci dice: Ricomincia, rimettiti in cammino. Perché quando Dio parla al cuore, non lo fa per darci delle informazioni, ma per trasformarci la vita

    Le parole di Papa Leone XIV risuonano come una benedizione silenziosa nell'animo di ciascuno dei presenti: «Dio è pronto a "sprecare" per noi, e Gesù è disposto a morire per trasformare la nostra vita».nL'incontro si chiude, ma la sosta lungo il cammino continua nel cuore di chi, stasera, ha ricominciato ad abitare le Scritture.

    Un sentito ringraziamento va ai rappresentanti  del gruppo "Raggi di Sole Carlo Acutis" per la loro calorosa accoglienza  e a tutti coloro che hanno preso parte all'incontro, contribuendo a rendere la serata un'esperienza di autentica crescita spirituale e comunitaria.