Viene affrontato il tema del motivo per cui un Dio onnipotente consenta l’esistenza di sofferenze così profonde. Il video propone un’analisi filosofica innovativa ispirata al contributo  “Il Dio Onnipotente” di Rosario D’Amico. Diversamente dall’impostazione teologica tradizionale, l’autore sviluppa un esame rigoroso della natura di un “ente reale” dotato di onnipotenza. Si mostra come quest’ultima debba rispettare il principio di non contraddizione non per un vincolo imposto dall’esterno, ma per una necessità intrinseca all’essere stesso. L’argomentazione viene poi messa a confronto con il pensiero del rappresentante del positivismo Herbert Spencer e il suo concetto di “Inconoscibile”. Mentre Spencer considera il male come uno dei motori dell’evoluzione, il cosiddetto “Teorema di D’Amico” mette in luce una conclusione più radicale e complessa: la volontà umana è inscindibile da quella divina. Perché Dio, se ha voluto l'uomo libero, non può mitigare la gravità del male senza negare Se stesso. La differenza tra l'Onnipotenza reale di D'Amìco e il mistero imperscrutabile di Spencer. Il legame logico tra l'impotenza umana e l'esistenza del dolore. Un viaggio tra logica, matematica e filosofia per rispondere alla domanda che l'umanità si pone da millenni.

Oltre al video, in allegato , un  contributo "Il Dio Onnipotente" (The Almighty God)  nel quale D'Amico si propone di riflettere e indagare su cosa debba intendersi stricto sensu con il termine “Onnipotenza”, cioè cosa comporti supporre l’esistenza di un essere reale Onnipotente, il quale non può quindi subire ciò che non vuole o, il che è lo stesso, può realizzare qualsiasi cosa di logicamente possibile voglia, non potendo essere reale né immaginato, né quindi voluto, ciò che è contraddittorio. L’approccio è strettamente filosofico, evitando così derive banali, intenti devozionali o giudizi morali a favore della chiarezza concettuale. Sulla base di questa analisi, sarà presa in considerazione, infine,  ciascuna delle seguenti questioni: è possibile che un essere Onnipotente sia anche buono e comprensibile? Se sì, potrebbe abolire o sacrificare il male nel mondo?  D'Amico  conclude  che  "ci siamo limitati a contemplare, studiare, frequentare l’Onnipotenza di Dio. L’analisi su questo aspetto saliente della natura divina è stata condotta secondo un approccio che ha una chiave interpretativa di matrice logico-filosofica, senza escludere un’attenzione verso il trascendente. Resta senza esito il chiedersi se esista effettivamente l’Onnipotente e, incaso affermativo, se quest’essere si rapporti con noi come un alleato che risponde: “Eccomi” quando lo imploriamo perché incapaci di raggiungere i nostri obiettivi, come un nemico che ci avversa o se si mantenga indifferente, sordo alle nostre grida e invocazioni. Ciò non può evidentemente rientrare nell’orizzonte della razionalità, dello sperimentale o della tecnica, ma va ricercato con gli occhi della fede. Ne è convinto il filosofo danese Kierkegaard che in Timore e tremore (1843) afferma che la fede comincia dove la ragione finisce".

This paper aims to provide a set of considerations that allow us to see a possible solution to the problematic issue of Goldbach's "strong" conjecture, which amounts to asserting that any even natural number greater than 2 can be written as the sum of two prime numbers that are not necessarily distinct. Specifically, we will show mathematically that a hypothetical scenario in  which no even composite number exists as a sum of two primes is impossible . This will be done by adopting a probabilistic method much simpler than the arithmetical attempts already present in literature.

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Abstracts BELLEZZA E POTENZA  di Rosario D’Amico

In questo articolo, mi propongo principalmente di analizzare quello che ritengo essere il requisito necessario e sufficiente per l’esperienza estetica del bello, ossia il naturale desiderio dell’uomo di vincere i propri limiti e le inevadibili costrizioni che la vita quotidiana gli impone, il suo voler essere incoercibile, il suo inappagabile anelito di potenza. Si tratta di un elemento considerevole perché fornisce alcune importanti indicazioni sulla natura di ciò che è giudicato bello e, conseguentemente, sul perché gli uomini siano innamorati della bellezza, considerandola, al suo massimo grado, una proprietà dell’Assoluto, di Dio, legata indissolubilmente alla Sua Onnipotenza e incontrastabile capacità di creare. In secondo luogo, cercherò di mostrare perché e in che misura ciò che il singolo considera brutto o bello è influenzato in maniera significativa dal contesto socioculturale in cui egli vive e dal credo estetico della comunità cui appartiene.

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This paper aims to study a particular case to provide a rational basis for recognizing the existence of chance by finding its real trace, that is, specifying its practical meaning, which consists of the following statement known as the Statistical Law of Large Numbers: If an event E has a constant probability p of occurrence on any one trial, and has occurred m times in n trials, then, if the relative frequency of E, m/n, approaches the value of a limit point l and the accuracy of the approximation increases as the number of trials increases, we have l = p. The argument we propose is based on the concepts of "event" and "trial", formulated by the author himself, and their direct implications.

Keywords: Chance; Gambling System; Random Event; Statistical Law of Large Numbers; Trial.1

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