La Stanza della Poesia ha riaperto la sua porta rossa.
Nel centro storico di Eboli, là dove le pietre raccontano storie e il silenzio ha il sapore del tempo, si è nuovamente riaperta, in occasione della rassegna poetico-letteraria “Incontri d’Estate 2025”, la soglia misteriosa della “Stanza della Poesia”, richiamo d’anima e dimora delle parole.
Mercoledì 2 luglio 2025, quando il cielo si tingeva delle ultime luci del giorno, la suggestiva piazzetta di via Attrizzi si è fatta teatro d’ascolto e contemplazione. In quell’ora sospesa tra luce e ombra, la Stanza della Poesia ha accolto Ernesto Della Corte in un colloquio profondo con Antonio Stecca, intreccio di voci e di visioni.
Un biblista e uno scienziato, due sentieri differenti ma complementari, si sono incontrati nell’eco delle due ultime opere di padre Ernesto: “Un Dio dal cuore umano” e “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Parole che si sono fatte carne nel suono, armonizzandosi in un dialogo che ha abbracciato il sacro e il razionale, la fede e la ragione, l’umanità e la speranza.
Così, nel grembo del centro storico, dove una volta si udivano solo i passi delle monache benedettine provenienti dal sovrastante monastero, ha preso vita la Stanza della Poesia: un’idea della scrittrice Angela Panaro concretizzata grazie al talento dell’architetto Luca Bruno.
Una torretta dalla Porta Rossa si affaccia sull’omonima piazzetta. Voltando lo sguardo, la si scorge come un cuore segreto che batte silenzioso. E dentro quella porta, il rosso invita, chiama, accoglie come un utero materno: è promessa di rivelazione.
In poesia, la “stanza” è una strofa: un segmento armonico, un ordine di versi, ma è anche luogo d’intimità, rifugio e dimora. La Stanza della Poesia nasce così: da una vecchia stalla di quindici metri quadrati, ora tempio della parola, spazio di respiro e di sosta, creatura viva nel ventre del borgo. Come scrive Angela Panaro, essa è “fisica ode alla memoria, alla conoscenza, alla speranza, all’attesa, alla consolazione, alla gioia, al sogno, al lavoro: di menti, di mani.”
Un luogo dove il silenzio ascolta, dove la poesia prende casa, dove ogni parola trova la sua luce.
Alla fine dei due percorsi tracciati dalla voce di Padre Ernesto, affiancato da Antonio Stecca, un dialogo a due voci tra un biblista e uno scienziato, sullo sfondo degli ultimi due libri scritti da Ernesto Della Corte, merita di essere ricordato un momento particolare della serata: l’intervento di Luigi Nobile. Egli ha condiviso un episodio della sua vita, raccontando di sua madre, la quale, ogni volta che incontrava Padre Ernesto, ne usciva profondamente trasformata. Le parole di padre Ernesto le toccavano il cuore, la rendevano felice, diversa.
Questo episodio testimonia come la vera fede sia sempre un’esperienza di cambiamento, capace di generare una profonda trasformazione in chi si lascia incontrare da Gesù Cristo.